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Gli esordi
...correva l’anno 1931: il 22 di marzo, alla presenza dell’allora ministro delle Corporazioni Giuseppe Bottai, viene tenuta a battesimo a Firenze la Mostra dell’Artigianato, la fiera per eccellenza della creatività, dell’inventiva e dell’estro dei maestri artigiani, la mostra che – come scrisse Simone Bargellini nel 1986 nella rivista Artigianato in occasione del cinquantenario – ogni anno a Firenze “fa primavera, (…) un evento così connaturato alla città, alle sue tradizioni e alla sua quotidiana realtà, da sembrar quasi esistito da sempre come certe manifestazioni ‘spontanee’ fiorite in luoghi di antica storia e remota civiltà”.
Per la sua nascita fondamentale fu l’apporto di Alessandro Pavolini, succeduto nel 1929, appena ventiseienne al marchese Luigi Ridolfi, con la carica di segretario federale, personalità politica e culturale di rilievo, cui spettò anche l’incarico della progettazione della Stazione di SMN, dello Stadio Artemio Franchi, dell’Autostrada Firenze-Mare e del Maggio Musicale Fiorentino, istituito nello stesso 1931 come primo festival nazionale con cadenza triennale (dal 1936 con cadenza annuale). Si trattò inizialmente di una prima Mostra dell’artigianato degli Orafi del Ponte Vecchio con il duplice scopo di valorizzare la produzione artistica delle botteghe fiorentine e offrir loro un mercato ed uno sbocco commerciale più allargato, su scala nazionale.
La mostra, che in forme ridotte aveva già avuto due anteprime promosse dagli artigiani fiorentini (nel 1923 e nel ’26), ebbe all’inizio un carattere esclusivamente nazionale; denominata “Fiera di Firenze” e poi “Fiera Nazionale dell’Artigianato” (dal 1936 con l’aggiunta di “Mercato”) venne ospitata nel Palazzo delle Esposizioni al Parterre di San Gallo (originariamente giardino ‘alla francese’ voluto dal Granduca Pietro Leopoldo), elegante edificio costruito nel 1922 in forme neorinascimentali con archi e colonne in pietra dall’architetto Enrico Fantappié.
Alla prima edizione (22 marzo – 5 aprile 1931) parteciparono 438 espositori su una superficie di 2.000 mq. I visitatori furono 30.000 e il giro di affari ammontò a 300.000 lire. Nel ’38 la costruzione venne buttata giù per far posto ad un edificio più grande ‘ a ferro di cavallo’ di quasi 10.000 mq. progettato dagli architetti Sirio Pastorini e Mario Pellegrini, quest’ultimo amico e allievo prediletto di Michelucci, che ospitò la IX^ edizione della mostra (11-28 maggio 1939). Nello stesso anno, tenuto conto dell’importanza e della crescita della manifestazione, che già alla prima edizione vantava quasi 500 partecipanti, venne istituito con R.D.703 l’Ente Autonomo Mostra Mercato Nazionale dell’Artigianato.
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Il dopoguerra
Dal 1941 al ’46 la manifestazione venne interrotta per il conflitto bellico e per l’Ente iniziò un periodo buio per i gravi danni subiti dalle attrezzature, impianti ed ambienti espositivi. L’XI^ edizione, svoltasi nei locali del Parterre dal 25 settembre al 9 ottobre 1947 (ristrutturati con uno stanziamento ministeriale di 40 milioni di lire dopo i gravi danni subìti a seguito del bombardamento aereo del 25 settembre 1943) fu l’edizione “della ripresa economica del dopoguerra”, come venne pubblicato nel 1947 nella “Gazzetta Artigiana”, l’organo ufficiale dell’Associazione degli Artigiani della Provincia di Firenze, divenuto due anni dopo “Squilla Artigiana”: “La manifestazione della Mostra Mercato Nazionale dell’Artigianato che risorgendo dalle macerie si inaugura a Firenze il 25 corrente, sarà la festa grande del lavoro artigiano”. Le adesioni furono 650 di cui il 44% provenienti dalla Toscana, il 18% dal Veneto, il 10% dalla Lombardia, il 7% dalla Liguria, il 5% dal Piemonte. I 19 padiglioni suddivisi per materiali e settori merceologici (paglia, metallo, cuoio, abbigliamento, tessuti, giocattolo, pietre, ceramica, legno, meccanica, arredamento, minuterie, ecc.) furono visitati da 150.000 persone (77.000 in più rispetto all’ultima edizione svoltasi nel 1940) provenienti da tutta Italia. Si registrò anche una cospicua presenza dell’artigianato ‘rosa’, al femminile, con orgoglio di Maria Prosperi, Presidente della categoria delle sarte.
L’edizione nr.12 si aprì il 12 maggio del ‘48 con la partecipazione di tutte le regioni italiane a fianco di produzioni estere. “Alle scuole d’Arte era stato dato un posto d’onore perché ognuno potesse comprendere il compito e l’importanza della formazione di artisti-operai. L’Eritrea presentava per la prima volta elaborati d’oltre frontiera. La mostra (…) accentuava quella specifica funzione commerciale che in seguito l’avrebbe sempre più e meglio caratterizzata” (“Artigianato” nr.36, 1948, p.12). |
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Primi passi verso l’internazionalità
Negli anni della rinascita economica si avvertì da subito l’esigenza di indirizzare la mostra verso il mercato internazionale tant’è che nel 1948 un gruppo di artigiani fiorentini decise di partecipare alla Mostra Artigiana Internazionale di Bruxelles. L’indirizzo, dichiarato a piene note dal Presidente dell’Ente Autonomo, Prof.Roberto Bracco negli anni 1947-1950, fu da subito chiaro: “I Campionari presentati, pur mantenendo il carattere italiano, saranno intonati al gusto e alle esigenze degli stranieri”. Lo stesso Prof.Bracco in più di una occasione espresse il desiderio di creare a Firenze un Museo Moderno dell’Artigianato attraverso l’acquisto, da parte dell’Ente, di opere degli artigiani partecipanti.
Alla fine degli anni Quaranta si registra la partecipazione delle prime nazioni estere. L’edizione del 1949 presenta fra i primi paesi stranieri partecipanti, la Francia, l’Ungheria e la Jugoslavia. La mostra, l’unica di settore in Italia, registrò nell’immediato dopoguerra ampi consensi, come è testimoniato dall’aumento massiccio del numero degli espositori: a fronte di 700 espositori nel 1948, l’anno seguente si registrarono 906 partecipanti, nel 1950 furono 1100 e nel ’51 ben 1350.
La manifestazione dal 1948 in avanti si svolse nei mesi di aprile-maggio con una durata media di una ventina di giorni e in Europa fu, a fianco di quella di Monaco di Baviera, l’unica vera e propria mostra mercato rivolta interamente al mondo artigiano. |
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Gli anni Cinquanta e Sessanta
Dal 1952, con la XVI edizione, la mostra venne ufficialmente dichiarata ‘internazionale’ ed entrò a far parte dell’UFI (Union des Foires Internationales). Il presidente storico del rilancio della mostra dell’artigianato nel secondo dopoguerra è stato Cesare Matteini, consigliere comunale e deputato e consigliere regionale per la Democrazia Cristiana.
Nel 1953, la XVII^ edizione, tenutasi dal 25 aprile al 14 maggio, poté contare su ben 1500 espositori, su una superficie di 24.000 metriquadri. I paesi esteri furono 14, fra i quali l’Algeria, il Marocco, la Tunisia, la Somalia, Haiti e l’India. “Nel quadro della primavera fiorentina – si legge nella “Squilla Artigiana” (aprile 1953), la XVII^ edizione dell’Artigianato è, col Maggio Musicale, la manifestazione più alta, di grande interesse e di larga risonanza nazionale e internazionale”.
Due anni dopo, nel 1955, fra i 500.000 visitatori furono registrati numerosi ministri, parlamentari, ambasciatori e molti stranieri; il giro di affari ammontò a 2 miliardi di vecchie lire. Il programma della mostra – come scrisse nella rivista “Artigianato” Igino Cassi, presidente della mostra, resta quello di “promuovere l’esposizione e la vendita dei prodotti artigiani di tutta Italia e la raccolta qualitativa della migliore produzione nazionale nonché accogliere le selezionate produzioni artigiane dei paesi stranieri al fine di un utile confronto con le produzioni destinate alla libera concorrenza sul mercato internazionale”.
La mostra fiorentina per decenni interi è stata infatti “l’unica rassegna internazionale specializzata dell’Artigianato artistico esistente al mondo” (Squilla Artigiana, gennaio 1963, p.2), una grande Campionaria con un Salone Campionario per la presentazione delle più qualificate produzioni di ciascuna regione italiana, inaugurata da Presidenti della Repubblica e dalle più alte cariche dello Stato; fra i partecipanti negli anni sono entrati a far parte anche Camere di Commercio, Regioni, Istituti d’arte, enti ed associazioni di categoria, comprese le Case di rieducazione e di pena con il supporto del Ministero di Grazia e Giustizia. Le cerimonie inaugurali furono arricchite anche dalle sante benedizioni: una foto d’archivio ritrae l’arcivescovo coadiutore di Firenze, Mons.Florit, benedire il taglio del nastro dell’edizione nr.23, tenutasi nel 1959, anno che coincide anche con la nascita della Biennale fiorentina dell’Antiquariato promossa e organizzata a Palazzo Strozzi dagli antiquari Bellini. Gli artigiani che parteciparono all’edizione del ’59 furono 1956 italiani e 394 stranieri. Nello stesso anno si registrò come il giro di affari delle esportazioni dell’artigianato e della piccola industria italiana ammontava ad un valore complessivo di 130 miliardi di vecchie lire.
Saloni d’onore, premi, concorsi, convegni e presentazioni speciali concorsero a vivacizzare culturalmente sul piano internazionale la kermesse fiorentina. Qualche dato: nel 1956, a conclusione della ventesima edizione della mostra, inaugurata in Palazzo Vecchio dal Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi alla presenza del sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, il commendatore Igino Cassi, Presidente dell’Ente Mostra, dichiarò, con una punta di meritato vanto ed orgoglio, che alla mostra avevano partecipato ben 1850 espositori, dei quali 241 esteri. E concluse: “ Potevano essere anche il doppio se il nostro Ente fosse stato fornito delle attrezzature necessarie (…) e di una sede ben più ampia ed attrezzata”, già allora individuata nella Fortezza da Basso.
I paesi esteri furono in quell’occasione 13: Cecoslavacchia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Haiti, Indonesia, Jugoslavia, Paesi Bassi, Romania, Siria, Svizzera, Ungheria, URSS. Quattro anni più tardi gli espositori salirono a 2560 dei quali 510 esteri: fu un’edizione boom che fece registrare 600.000 visitatori e un giro di affari conclusi di 3 miliardi di lire. I settori merceologici presenti andavano “dall’arredamento domestico ai giocattoli, dalla meccanica alle lavorazioni rurali, dall’arte del ricamo alla fusione del metallo, dalla paglia al vetro ed alla ceramica” (Artigianato, n.36, aprile 1961, p.9). Nel 1962 fra le 24 nazioni presenti si annoveravano il Brasile, gli Stati Uniti, la Libia, l’Etiopia, Ceylon e l’Uraguay.
Durante la cerimonia inaugurale dell’edizione ’58, nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, alla presenza delle più alte cariche dello stato, Igino Cassi sollecitò il governo di prendere una decisione definitiva in merito al trasferimento della mostra alla Fortezza da Basso, il cui plastico di sede espositiva era sotto lo sguardo di tutti i visitatori, all’ingresso della mostra al Parterre. Trasferimento di sede auspicato anche dal sindaco di Firenze, Giorgio la Pira, come leggiamo nella rivista “Artigianato” del 1961: “Noi ci auguriamo che sia presto realizzato un desiderio più volte espresso: quello d’avere dal Governo italiano la Fortezza da Basso, come sede permanente della Mostra Mercato, organismo di alto livello culturale, tecnico e commerciale. L’area della Fortezza che rimarrà disponibile potrebbe accogliere anche altre istituzioni e attività cittadine” (p.10).
Nel 1964 per la XXVIII^ edizione furono ospitati ben 3261 artigiani e 37 nazioni; fu l’anno della nascita di un Ufficio commerciale permanente di rappresentanza dell’Artigianato a Firenze di supporto per il comparto artigiano. Le sue funzioni furono quelle di sviluppare maggiormente i rapporti di affari degli artigiani, allargare e selezionare la cerchia dei loro clienti italiani e stranieri; esaminare le reali possibilità di affermazione dei loro prodotti sul mercato internazionale” (“Squilla Artigiana”, aprile 1965, p.4). Si avvertì a chiare note l’importanza di creare dei prodotti che potessero facilmente essere esportati nei maggiori mercati europei ma soprattutto negli Stati Uniti, anche perché “il mercato americano ha potenzialmente una capacità di assorbimento pressoché illimitata dei prodotti dell’artigianato, di quei prodotti cioè che per il loro gusto che li ispira, la raffinatezza dell’esecuzione, la squisitezza delle rifiniture, hanno una loro individualità che li distingue nettamente dai prodotti di serie” (“Bollettino d’Informazioni”, giugno 1957, p.14).
La XXX^ edizione svoltasi nel 1966 venne inaugurata nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio dal Ministro dell’Industria e Commercio, On.le Giulio Andreotti: 2600 furono gli espositori, gli operatori esteri 1315 di 45 paesi, gli affari conclusi in fiera ammontarono a 5 miliardi di lire.
Per l’edizione successiva (24 aprile – 7 maggio 1967), furono previste agevolazioni per gli espositori alluvionati, che rappresentarono circa ¼ dei 2.746 artigiani italiani partecipanti.
A conclusione dell’edizione del ’68 (3160 espositori di cui 780 stranieri e 42 paesi), emerse sempre più chiaramente la necessità di progettare un nuovo e più grande quartiere fieristico con sede all’interno della Fortezza da Basso, dal momento che “qualche centinaio di domande di partecipazione non sono state accolte per mancanza di spazio” (“Squilla Artigiana”, maggio 1968, p.1). “Nella Fortezza da Basso il quartiere fieristico troverebbe indubbiamente una sede degna, simbiosi di tradizione e di storia fiorentina” (Ibidem, p.1).
Con l’edizione del 1969 (24 aprile – 8 maggio) venne deciso di riservare una giornata agli operatori economici.
Negli anni Sessanta l’Ente Mostra con una selezione nutrita di artigiani partecipò a varie manifestazioni italiane, come la Fiera di Trieste, la Fiera del Levante di Bari, la Fiera Selettiva di Milano.
Fin dall’inizio la mostra venne accompagnata da pubblicazioni periodiche che diffondevano la voce dell’artigianato made in Italy nel mondo. Nel 1950 fu pubblicato un “Bollettino d’Informazioni” trimestrale che si tradusse poi nella testata “Artigianato”, pubblicato in tre lingue a cura dell’Ente Mostra (italiano, inglese, francese e tedesco) punto di riferimento ed aggiornamento costante per l’articolato mondo dell’artigianato su scala internazionale e della kermesse fiorentina, corredata di un catalogo fotografico delle opere e di un elenco degli inserzionisti, che, grazie alla preziosa collaborazione dell’Ice, venne veicolata in tutto il mondo. |
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Gli anni ’70 e il trasferimento alla Fortezza da Basso
Nel 1978 la mostra, giunta alla 42^ edizione, tenuto conto degli spazi insufficienti del Parterre, venne finalmente trasferita nel nuovo padiglione espositivo innalzato dall’Arch.Pierluigi Spadolini all’interno del perimetro della sangallesca Fortezza da Basso, nel cuore della città. L’anno precedente era stato sciolto l’Ente autonomo della mostra; nel ’79 la mostra passò sotto la tutela della Regione Toscana che si impegnò a rilanciare la manifestazione riservandone la partecipazione “alle imprese artigiane che producono oggetti dell’artigianato artistico e tradizionale, cioè dell’articolo da regalo e degli accessori da arredamento” (“Squilla Artigiana”, maggio 1980, p.2).
Dal 1988 la gestione venne affidata alla Sogese SpA, che ne è stato l’ente organizzatore fino al dicembre ’98 allorchè la società è stata inglobata nella Firenze Expo & Congress SpA (attualmente denominata Firenze Fiera SpA).
Le edizioni successive si sono contraddistinte di volta in volta per l’alta qualità dei prodotti esposti e per la ricchezza delle iniziative collaterali (mostre, concorsi, premiazioni, gemellaggi con altre fiere, come verificatosi nel 2002 con la Fiera di Monaco) che hanno arricchito il momento commerciale di alti contenuti culturali e di immagine, in collaborazione con le principali associazioni di categoria, rendendo la manifestazione fiorentina un osservatorio annuale permanente del comparto artigiano di qualità italiano ed estero. Basterà ricordare come l’edizione nr. 55, svoltasi dal 20 aprile al 1 maggio 1991, grazie ad accordi stretti fra Sogese e la CEE, ospitò in Fortezza per la prima volta anche numerosi paesi del continente africano, dei Caraibi e delle Isole del Pacifico, come Antigua e Barbusa, Grenada, Papuasia Nuova Guinea e Salomon Islands. Per la prima volta furono esposte ad una mostra internazionale anche le sculture in pietra e legno della mitica Isola di Pasqua. Con la 58^ edizione (22 aprile – 1 maggio 1994) prese avvio anche l’iniziativa la “Galleria dell’Artigianato” promossa da Sogese con l’intenzione di mixare felicemente spazi museali con l’eccellenza dell’artigianato artistico, invitando gli artigiani ad interpretare con maestrìa e capacità inventiva i grandi capolavori del passato, patrimonio inesauribile di conoscenza e di ispirazione
Dal 2002 la mostra è organizzata in stretta collaborazione con Artex.
Già nel 1955 Igino Cassi aveva tracciato chiaramente le finalità della mostra: “promuovere l’esposizione e la vendita dei prodotti artigiani di tutta l’Italia e la raccolta qualitativa della migliore produzione nazionale, nonché accogliere le selezionate produzioni artigiane dei Paesi stranieri al fine di un utile confronto con le produzioni destinate alla libera concorrenza sul mercato internazionale” (Bollettino d’Informazioni, nr.15 aprile 1955, p.8). |
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